Dietro la porta

La mia avventura letteraria inizia nel 2004 alla terza edizione del concorso internazionale di poesia e prosa “L’arcobaleno della vita” con questo breve racconto che è stato inserito nell’antologia Scrittura italiana (Ibiskos Editrice di A.Risolo)

Angela ha sedici anni. Ha i capelli biondi color del grano e li tiene sciolti sulle spalle perché sua madre le dice che la fanno sembrare più donna, più attraente agli occhi degli uomini.

Odia quello specchio che è appeso alla parete del bagno.

Quando prova a guardarci dentro, ci vede riflessa sempre un’altra Angela, un Angela diversa da quella che sente di essere. Non è quella che prende lo zaino la mattina per andare a scuola, né quella che alza la mano per essere interrogata; ma quella sporca, che si impiastriccia il viso con il rossetto della mamma e si infila le calze a rete per piacere a quegli uomini bui che la vengono a trovare ogni pomeriggio.

Quando suonano alla porta, lei rimane immobile con lo sguardo fisso sulle sue scarpe rosse incerta se aprire.

È sua madre che l’afferra per un braccio e le solleva il mento dicendole con voce alterata: «Forza Angela, vai ad aprire e mostra il tuo bel sorriso che piace tanto a quei signori…»

Lei abbassa gli occhi e, lentamente, come se avesse dei sassi legati intorno alle caviglie, si avvia verso la porta. Vorrebbe di nuovo scappare, ma poi succederebbe come l’ultima volta: sua madre l’ha riempita di ceffoni fino a farle rosso il viso.

Gli uomini bui sono sempre ben vestiti e pettinati.

Non amano parlare e se lo fanno è per dire sempre le stesse cose: come sei bella Angela, che bel seno hai Angela… A loro piace la camera della madre perché il letto è bello grande e con la spalliera robusta, di ferro battuto.

È da un anno che gli uomini bui entrano in quella casa.

Hanno preso il posto di suo padre. Lui non era come loro, lui era il principe azzurro delle favole.

Poi, però, è morto in un incidente stradale e gli uomini bui sono comparsi dal nulla, come se qualcuno li avesse liberati da una gabbia invisibile.

Angela li osserva immobile, con le braccia incollate ai fianchi, mentre si aggirano per la camera da letto come belve inferocite. Vorrebbero azzannare subito la preda e correre via, ma non possono; Angela si lamenterebbe con la madre e non li farebbe più venire. Allora cercano di essere gentili, di far vedere che sono umani, ma Angela lo sa che mentono, che sono delle bestie.

Quando si avvicinano e iniziano a spogliarla, lei chiude gli occhi e la saliva scivola giù come fosse veleno. Odia il loro sudore e le loro grandi mani che la tengono inchiodata a quel letto enorme e sporco.

È in quel momento che gli occhi di Angela protestano silenziosamente e si fanno gonfi di lacrime.

Gli uomini bui se ne accorgono, ma fanno finta di niente, fanno finta che lei sorrida e così continuano a tenere il loro brutto arnese dentro di lei.

Mentre Angela rimane ferma sul letto con il viso fradicio di lacrime, loro si rivestono e lasciano i cento euro sul comodino.

Se ne vanno in cucina dove ad attenderli c’e’ la madre. Ha quarant’anni e ama tenere i capelli raccolti in una coda di cavallo. Porta camicette con ampie scollature per far vedere agli uomini di sua figlia che i seni grossi li ha presi da lei.

Prima che se ne vadano li invita a prendere una tazza di caffè. Alcuni rifiutano per la fretta di tornare a recitare la parte del buon padre di famiglia che la sera si siede a tavola insieme alla moglie e, guardandola dritta negli occhi, le racconta come è stata dura la giornata in ufficio. Altri accettano e, nell’attesa che la macchinetta del caffè sputi fuori il liquido nero, prendono ad osservare la madre con lo stesso sguardo che fino a dieci minuti prima hanno rivolto alla figlia. Tra una sorsata e l’altra, una mano scaltra si infila tra le gambe di lei. A quel gesto la donna reagisce con un lieve sorriso. Poi si alza e li accompagna alla porta non prima di aver trascritto nella propria rubrica l’appuntamento per il giorno seguente.

Angela ha il naso contro il vetro bagnato dalla pioggia e nella mente riecheggia quella voce maschile che pochi minuti fa, al telefono di camera, le chiedeva nome, cognome e soprattutto indirizzo. Non appena i suoi occhi catturano la macchina della polizia che si arresta davanti all’edificio, sua madre entra nella stanza con passo sostenuto. Le appoggia le mani sulle spalle e in un sussurro le dice: «Angela preparati! Tra poco passerà un vecchio amico di famiglia. Vorrei che tu fossi gentile con lui, mi hai capito?»

Al suono del campanello, la madre si precipita nel corridoio. Angela sente la porta aprirsi e la madre borbottare qualcosa al nuovo arrivato. Due minuti dopo, un uomo di mezza età chiude a chiave la porta, si sfila i pantaloni e li appoggia sul comodino insieme al portafoglio e al distintivo.

Gli uomini bui sono sempre ben vestiti e pettinati.

Molte volte sono anche insospettabili.