Sotto gli occhi della luna

Racconto inserito nell’antologia SKERRY di AA.VV.

Formato Cartaceo - Prezzo: 17,00 Euro

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INCIPIT

I tacchi delle sue scarpe risuonano nella sala come gli zoccoli di un cavallo. Sono dieci anni che non incontro la mia amica Serena. L’ultima volta è stato in un bar di Firenze. Si chiamava “Le Giubbe Rosse”. Abbiamo parlato per ore. Ci siamo lasciate con la promessa che ci saremmo riviste. Non è stato così. Da ragazzine abitavamo nello stesso palazzo. Era la mia compagna di giochi. Era la sorella che avevo tanto desiderato. Ci raccontavamo tutto.

Quando Serena aveva un problema saliva i quattro piani che separavano i nostri appartamenti e, non appena aprivo l’uscio, si precipitava nella mia camera. Per non essere disturbate da mia madre, chiudevo la porta con due giri di chiave. Serena si lanciava sul letto e, subito dopo l’impatto morbido con le coperte, si voltava e mi chiedeva di imitarla. Un minuto dopo il mio corpo era disteso accanto al suo. Per un tempo che mi sembrava lunghissimo, la stanza rimaneva avvolta nel silenzio, poi le parole di Serena iniziavano a srotolarsi nell’aria. Parlava per ore, senza fermarsi. Nemmeno una pausa per prendere un cioccolatino nella vaschetta che tenevo sulla scrivania, vicino al letto. Dopo tre ore di monologo, lei mi guardava e formulava quella domanda che, immancabilmente, usciva dalla sua bocca mettendomi tutte le volte in un enorme difficoltà. «Se fossi al posto mio, cosa faresti?» mi chiedeva.

Nell’attesa della mia risposta, iniziava a guardarsi le unghie. Le sue erano belle, non mangiucchiate come le mie.

Dopo due minuti di silenzio, Serena alzava gli occhi su di me e diceva: «Allora che devo fare? Lo devo lasciare oppure no?»

«Aspetta! Devo ancora pensare!»

«Sono già due minuti che stai facendo lavorare la tua testolina» mi ricordava con la sua voce dolce.

«Aspetta! Un altro minuto e te lo dico!»

«Dimmelo subito!»

Allora, mi mettevo un dito sotto il mento e iniziavo a far finta di riflettere. Senza farmi vedere da Serena, facevo scivolare la mano libera sulle coperte, fino al guanciale. Lo afferravo e, non appena lei mi sollecitava a darle una risposta, glielo scagliavo contro.

«Ormai sei diventata prevedibile!» diceva, afferrandolo con le mani. Una volta gettato sul pavimento, si sdraiava sopra di me. Con gli occhi rivolti verso l’armadio a muro, mi chiedeva: «Allora lo devo lasciare?»
Al mio no, lei alzava la testa e mi sorrideva. Quel movimento così spontaneo delle sue labbra mi riempiva il cuore. Rallentava il tempo. Se avessi avuto una bacchetta magica, l’avrei addirittura fermato. La bocca di Serena che si apriva in un sorriso era il momento più bello delle nostre giornate trascorse insieme.

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Booktrailer realizzato da Stefania Bergo