Tre metri sotto terra

Racconto inserito nell'antologia "Un penny dall'inferno" - 2017 Sensoinverso Edizioni

INCIPIT

La sveglia suona puntuale alle dieci di mattina. È stata regolata la settimana scorsa, da quando ha intrapreso il turno di notte e da quel giorno non è più stata modificata. Gli piace quel turno; gli permette di portare a termine i suoi programmi alla perfezione. Scosta le coperte e mette i piedi nelle pantofole sistemate ai bordi del letto: non sopporta sentire il pavimento gelido della sua stanza. Fa un sospiro e si avvia verso il bagno, dove l’attende lo specchio sopra il lavabo. I capelli sono meno arruffati, ma il viso gli appare più bianco del solito. «Non mi starò mica ammalando?» pensa tra sé. Abbassa gli occhi sulle mani: nessun segno. Un lieve sorriso si sostituisce alla precedente preoccupazione.

Torna nuovamente in camera, si infila la tuta da ginnastica blu, che tiene sul bracciolo della poltrona di velluto grigio, e si avvia verso la porta. Prima di uscire regola il termostato dell’appartamento a venti gradi: non ama trovare la casa fredda dopo che ha fatto jogging. Chiude la porta, inserisce l’allarme e svuota la cassetta della posta. Lancia un’occhiata all’orologio che ha al polso: segna le dieci e venti. «In perfetto orario» bisbiglia tra sé.

Si incammina verso il giornalaio in piazzetta. Si sofferma a leggere le civette, poi si avvicina al banco, dove una ragazza sulla trentina, corporatura robusta e capelli biondo miele raccolti in una coda di cavallo, sta facendo il resto a un vecchio con un giaccone pesante e i pantaloni usurati sulle ginocchia. Appena lo vede la ragazza estrae da sotto il banco una copia del suo quotidiano preferito. «Anche oggi mi sono ricordata di lei» dice allungandogli la copia. Il ragazzo annuisce, tira fuori dalla tasca dei pantaloni una moneta da due euro e la porge alla giornalaia. Attende il resto e si dirige verso il parco. Cinque minuti dopo è seduto su una panchina con il giornale aperto sulla pagina della cronaca locale. Scorre le notizie con uno strano sorriso. Poi lo chiude ripiegandolo perfettamente in quattro. Guarda l’orologio: segna le dieci e quaranta. «In perfetto orario» bisbiglia tra sé. Posa il giornale sulla panchina e inizia a correre. «Quattro giri, non uno di più» si ripete nella mente. Alle undici e quindici è nuovamente nel suo appartamento. Tocca il termosifone vicino alla porta d’ingresso. È caldo.

Dalla libreria accostata alla parete del salotto, prende un album di fotografie con la copertina in pelle. Lo posa sul tavolino e apre la prima pagina. Sul margine destro, una scritta: riposate in pace. Sorride. Gli piace ogni tanto ricontrollare i suoi lavori perfetti. È per questo che li fotografa. Di loro si ricorda il nome, la data di nascita e la data di morte. Tutte queste informazioni le ottiene andandoli a trovare nel posto dove i familiari li piangono e mettono qualche fiore. Dopo qualche mese quei fiori sono già secchi e lui provvede a cambiarli. È la ricompensa per quella loro foto esclusiva. A volte si è addormentato su quel terriccio umido, davanti alle lapidi. In quelle ore di sonno ha potuto risentire le voci e i battiti che la sua mano ha fatto cessare.[CONTINUA …]